“Neppure io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più”.
Quanto è diversa Signore, la tua giustizia da quella degli uomini.
Noi giudichiamo, condanniamo, sanzioniamo,
e molte volte questi atti
altro non sono che la maschera dei nostri peccati.
E allora leviamo le pietre contro altre donne e uomini.
La tua giustizia, Signore, si esprime in quelle parole di Gesù:
“Neppure io ti condanno”.
Perché deponendo la tentazione al mero giudizio di legge
si apre uno spazio nuovo, inesplorato,
in cui ognuno è di fronte a sé stesso
ma ha accanto una parola d’amore e di comprensione.
E, in questo spazio, può davvero nascere la conversione,
il ripudio del peccato, il cammino di una nuova strada.
In questo tempo segnato invece dalla tentazione di levare le pietre,
di applicare una legge formalmente giusta ma feroce nei suoi esiti,
ti preghiamo, padre, di essere fedeli alle parole
che Gesù rivolge alla peccatrice, e di ripetere con lui:
“neppure noi condanniamo”
G.
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